Darfo Boario Terme. L’«Osservatorio territoriale darfense» lancia una campagna di opposizione ai progetti comunali


Urbanistica, è guerra di firme

di Eletta Flocchini

Una protesta a colpi di penna; e organizzata dal basso, chiedendo la partecipazione dei cittadini. L'«Osservatorio territoriale darfense», un gruppo che potremmo definire di critica sociale e che è nato da poco per seguire l'iter del Piano di governo del territorio, o meglio le mosse urbanistiche dell'amministrazione comunale, ha infatti lanciato una raccolta firme per contrastare quanto sta, avvenendo.

Il Pgt sta veleggiando verso la meta, (ora è depositato nell'Ufficio tecnico del Comune di Darfo), ma la sostanza del documento non convince l'Osservatorio, che intende far da garante ai cittadini e che per questo ha deciso di sollecitare una petizione popolare. «L'intero impianto del Pgt ‑ sostengono i componenti dell'organismo ‑ è costruito senza risparmiare le aree agricole superstiti del nostro territorio. Il consumo di suolo ammesso dal Piano territoriale di coordinamento provinciale per il prossimo decennio è di circa. 350 mila metri quadri, mentre quello previsto dal Pgt è più del doppio. Un'altra colata di cemento investirebbe Darfo Boario aumentando i problemi di viabilità e inquinamento e deturpando ulteriormente una cittadina avocazione turistico-termale».

Non solo, con lo sviluppo edilizio previsto «verrebbe ulteriormente deprezzato il valore di mercato di case e appartamenti a causa dell'eccesso di offerta Recenti studi economici hanno inoltre dimostrato che è illusoria l'idea di far cassa con gli oneri di urbanizzazione: i costi a carico del Comune, e dunque di tutti i cittadini, per la realizzazione delle opere sono maggiori delle entrate».

Infine, secondo l'Osservatorio il Pgt contrasterebbe anche con le misure indicate da Unione europea, Regione e Provincia, che «mirano a mantenere le aree agricole, a non consumare i suoli del fondovalle e a ristrutturare e riqualificare i centri storici e le aree urbane già esistenti»



 

Articolo pubblicato su Brescia Oggi del 16 dicembre 2009