Darfo. Il Pgt punta dritto sul Monticolo
Il Comune ha deciso di vincolare la zona ad insediamento produttivo per l’imbottigliamento della Boario. In molti sono contrari: «Che ne sarà di agricoltori e allevatori? Meglio scegliere altre soluzioni»
di Sergio Gabossi
La rivoluzione del Pgt di Darfo passa dal Monticolo. E, attorno al Monticolo, c'è chi sta posizionando l'artiglieria per affondare i programmi dell'amministrazione Abondio. Superato l'esame della Vas, il nuovo Pgt viaggia spedito verso la discussione in consiglio, a novembre. Ma dai primi faccia a faccia tra l'assessore, i tecnici, i cittadini e il neonato Osservatorio Territoriale Darfense, si è capito che aria tira.
Gli occhi di tutti sono puntati sull'anello attorno al Monticolo, nell'area tra Erbanno ed Angone che va dalla ferrovia al Fiume Oglio, dove la mano degli urbanisti si è vista e sembra destinata a lasciare il segno. Le schede tecniche della discordia, consultabili sul sito internet del comune, hanno già un identikit: ATP1 e ATP2, due appezzamenti di terreni che il Comune ha deciso di vincolare ad insediamento produttivo destinato all'«attività di imbottigliamento dell'acqua», la Boario.
Un'area di 91.700 metri quadrati. L'area è quella tra Via Prade e Via Di Gione, dove il terreno è stato spezzato in due lotti distinti (ATP1 e ATP2) separati da una proprietà di un imprenditore agricolo. Totale: 91.700 metri quadrati, vale a dire quasi il triplo dello spazio occupato attualmente dallo stabilimento Boario di proprietà della famiglia Pontecorvo. Un provvedimento che ha sollevato i malcontenti dell'Osservatorio, che ha chiesto senza mezzi termini di mantenere destinazione agricola nelle due ATP.
«Si vuol valorizzare l'area del Monticolo a sito archeologico e naturalistico e, ai piedi della collina, si prevede un intervento così invasivo», spiega Rosa Pedersoli, presidente dell'associazione. «Che ne sarà degli insediamenti agricoli e degli allevatori di bestiame? Si troveranno soffocati dai capannoni e dal viavai dei mezzi. pesanti. Inoltre, poco distante abbiamola pista ciclabile e in Via Di Gione si è sviluppata un'ampia zona residenziale. Il sito produttivo sarebbe lontano dalla superstrada e non adeguatamente servito dalle infrastrutture». Da qui la controproposta. «L'area della ex Faces, all'imbocco della zona industriale, sarebbe più logica». Ma è anche la più costosa e Pontecorvo sembra voler trattare con chi fa il prezzo migliore.
«Tutti ne trarranno beneficio». Replica Daniele Toccacieli, assessore all'urbanistica: «Se mai la proprietà Pontecorvo decidesse di spostare il sito dell'imbottigliamento avrà bisogno di uno stabilimento grande la metà di quello attuale che andrebbe collocato su un'area grande quasi il triplo. Lo spazio attorno servirà a zona di zona di carico e scarico e transito degli automezzi. Tutti ne trarranno beneficio, anche chi ha le attività agricole in quell'area». Ma i primi «no» sono già in arrivo: Osservatorio, Slow Food, Italia Nostra, Legambiente e Confagricoltori, oltre a 18 firme contrarie già depositate da chi ha stalle, casa e attività in zona. Ma va sottolineato che parlare di trasferimento dell'attività sembra ancora prematuro, visto che lo stesso Pontecorvo sembra intenzionato a breve a ristrutturare gli uffici amministrativi di Viale Igea.
Qualora lo stabilimento traslocasse ad Angone, dietro il parco delle Terme si libererebbe un'area di 37mila metri quadrati da destinare a multiresidence, commerciale e tempo libero. Circa tremila metri quadri potrebbero finire per l'ampliamento del parco termale. Novità in vista anche per l'area dell'Ex Tenda. Nei 14mila metri quadrati attualmente dismessi potrebbe insediarsi un Outlet con galleria di negozi, uffici e spazi per il tempo libero. Nell'area a fianco, lungo Via Valeriana, nei due lotti divisi dal vecchio mulino, troverebbe spazio un nuovo polo fieristico a completamento del Centro Congressi.
